..:: Understanding is not necessary ::..

Pianeti morenti :: The Other Place

L’aspetto che permea maggiormente all’essere senziente, nel corso delle prime calde giornate, è stranamente, ma senza sorpresa, un profondo reflusso gastroesofageo che trasporta conati di liquido disgusto. Pur ammettendo l’amorevole compassione ed il sentimento di vicinanza reciproco il tutto è misantropicamente catalizzato verso il basso e verso la profondità del pozzo gravitazionale (che staziona là, senza spostarsi ne perdere potere di attrazione o spin di rotazione).

Rigetto e schiacciamento probabilmente causati dalla mancanza empatica che caratterizza l’essere senziente. Overthinking (del quale queste stesse parole sono il prodotto più palese). Ancorché non c’è interruzione del flusso di pensiero malevolo, non c’è intervallo nel nastro di Moebius, trasportatore delirante di affanno fantascientifico e post umano – nel rifiuto di visioni antropocentriche – nella considerazione unica e principale d’un nichilismo personale che tutto livella come l’asteroide di apocalittica memoria.

Il risultato, nella sua peculiarità più profonda, è simile all’estinzione dei grandi rettili. Sentimentalismi e rarefatte simulazioni emozionali vengono spazzate nel nulla polveroso; e non v’è pachidermico peso che possa trattenere la furia annientatrice. Quasi a misurarne la forza d’impatto, la risultanza è senso di colpa pari se non maggiore come potenza esponente. A microgrammo d’animo annullato l’entropia genera tonnellate di quel rigurgito nauseabondo disgustoso.

E la testa pulsa in deliri senza pausa di diavoli atterrati da sfere oltre lo spazio. Repressi, Affamati d’umanità, Rabbiosi nel furore della nano macchina. Essi lambiscono totalità prive d’espressione. Portano le bruciature nel fuoco terratronico avvampato d’acido zabaione. Proliferando dove c’è vita nell’incapsulare la morte con strali laser e radioattivi. Evirando il pianeta stesso dalla peste umanizzata che lo affligge. Deliri senza pausa declinati in fraseggi di paura solidificata dalla consistenza inamovibile.

Così tutto appare improvvisamente come un altro posto. Più specificatamente l’altro posto. Un limbo gotico nel quale preghiera e bestemmia si fondono sull’altare della bestialità divina. Ne escono parole fuse con acidi gastrici nell’arte sopraffina della blasfemia. Quando tutto si ricollega alle prime calde giornate immerse nella luce e nella splendente massa in combustione.
Subito prima del danzante collasso nel nero assoluto.

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